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Rilanciare SBN? Una settimana dopo

28 Giu

Non so esattamente da dove partire. Ho tanti pensieri che frullano per la testa e il tempo che passa non aiuta, anzi se ne sommano altri.

All’incontro di giovedì 20 giugno si è detto molto di SBN nelle intenzioni dei “padri fondatori” e del senso della parola “servizio”.

Quello di cui mi sono convinto è che per parlare di SBN bisogna essere chiari su cos’è adesso: una infrastruttura per la catalogazione partecipata, usata da circa la metà delle biblioteche italiane, che permette di condividere i dati del catalogo e indicare il materiale posseduto. Per realizzare questa infrastruttura sono state definite delle regole di catalogazione specifiche (sia chiaro, SBN non sono le REICAT) e dei protocolli di scambio dati tra i partecipanti.

Oltre all’infrastruttura per la catalogazione, SBN espone quasi tutti i suoi dati sul web tramite un OPAC (sono escluse solo alcune voci d’autorità: titoli, soggetti, marche, luoghi).

SBN ha implementato anche uno strumento per il prestito interbibliotecario, ma essendo usato da solo 442 biblioteche, dubito che oggi si possa identificare SBN anche in questo servizio.

Però non basta, per poter proseguire con un progetto di ridefinizione di SBN, credo sia necessario prendere in considerazione anche i seguenti punti:

  • SBN nasce dal desiderio di: realizzare qualcosa di innovativo e utile per la società; armonizzare la cooperazione tra le biblioteche permettendo la condivisione di risorse umane e documentarie; definire procedure standard a livello nazionale per la condivisione dei dati.
  • SBN si è evoluto in maniera non lineare. La sua storia, fin dalle origini, è costellata di ritardi nella realizzazione di quanto definito nelle varie fasi del progetto.
  • l’evoluzione di SBN è stata certamente culturale, obbligando i partecipanti a condividere le regole di catalogazione, ma considerando anche l’omonimo progetto del 2002, soprattutto tecnologica. Le redini di questa infrastruttura sono state mantenute per lo più da una sola azienda. In ogni caso, mi sembra di capire che l’evoluzione di SBN si debba a studi affidati spesso a risorse esterne all’ICCU o SBN stessa.
  • siamo tutti responsabili dell’attuale stato di SBN, ovvero nessuno è responsabile. Se c’è una cosa di cui sono convinto è che non abbia alcun senso stare qui a elogiare/recriminare il progetto. La dimensione pubblica del progetto permette a tutti (dirigenti, amministratori, enti, …) di mantenere saldamente la posizione nonostante la cattiva gestione. Addirittura, credo sia molto difficile compiere un’analisi della gestione di un progetto che non pubblicizza i suoi obiettivi programmatici. È andata bene? Chissà. È andata male? Chissà. L’OPAC fornisce un buon servizio? Mah. Com’è la qualità dei record presenti nel catalogo? Boh.

Parlando di SBN si dice che è un esempio unico nel suo genere nel mondo. Sembra proprio così. Si tratta di una infrastruttura di catalogazione partecipata dove tutte le biblioteche possono catalogare, a vari livelli. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa scelta? Se siamo l’unico paese ad averla fatta potrebbe essere opportuno rifletterci sopra.

Mi sono risposto che uno dei problema deriva dalla storica frammentazione del sistema bibliotecario italiano. Probabilmente non si è stati in grado di definire una sola istituzione sufficientemente autorevole da produrre i record per tutti. L’architettura di SBN permette a tutti di partecipare definendo di volta in volta chi è più autorevole. Anche se sul sito dell’ICCU si dice che l’obiettivo di SBN è “superare la frammentazione delle strutture bibliotecarie, propria della storia politico-culturale dell’Italia“, la realtà è che SBN ha diviso nettamente tra “SBNnisti” e “non SBNnisti“, ovvero tra promotori e detrattori del progetto.

Anche la speranza di razionalizzazione delle risorse che ha portato al coinvolgimento delle Regioni fin dall’origine, nel tempo ha aumentato la sensazione di divario tra “chi è dentro” e “chi è fuori” dal progetto. A proposito di Regioni, una cosa difficile da spiegare, è come mai negli ultimi anni abbiano destinato risorse alla realizzazione di meta-motori di ricerca invece di usare le stesse per promuovere l’adesione a SBN (a maggior ragione dopo le “aperture” ai software del 2002).

Sembra che nessuno voglia ammetterlo, ma grazie ai formati standard di scambio dei dati bibliografici (es. UNIMARC) e al fatto che non è direttamente collegato all’Indice ma alimentato settimanalmente, l’OPAC SBN potrebbe già indicizzare e mostrare anche molti dei titoli posseduti dalle biblioteche non aderenti a SBN, fornendo veramente un servizio nazionale.

Uno dei problemi centrali in questo discorso è però l’opaco rapporto tra SBN-MARC e UNIMARC. Passare da uno all’altro e viceversa senza perdita di dati è impossibile (sorvolando sul fatto che fin’ora scoprire come farlo efficacemente è stato un lavoro di reverse engeneering demandato alle aziende). Faccio alcuni esempi:

  1. in SBN il codice di genere “R” indica il “materiale per ragazzi”, purtroppo lo stesso codice, in UNIMARC, indica invece le “review” (studi bibliografici su un soggetto/recensioni)
  2. i tipi di note a disposizione in SBN sono un numero molto ridotto rispetto a quelli a disposizione in UNIMARC
  3. alcuni campi dell’area 200 non sono ripetibili in SBN mentre in UNIMARC lo sono (205, 215). Nella stessa area in SBN non è possibile indicare la collezione (campo 225)

Il punto 3 evidenzia un altro problema sottostimato, ovvero come l’interfaccia di catalogazione abbia inciso profondamente su come è stato trattato/pensato il dato bibliografico. Immaginando un sistema dove l’input fornito dal catalogatore doveva essere fornito tramite un unico campo di testo, utilizzando la sintassi ISBD, non si è tenuto sufficientemente conto delle deviazioni dagli standard per lo scambio dei dati che questa scelta avrebbe comportato.

Al di là dei tagli ai fondi, sono profondamente d’accordo con chi sostiene che il problema principale per un rilancio di SBN è proprio nell’atteggiamento di chi dovrebbe gestirlo. Purtroppo, secondo me, ci sono una serie di cose che si potrebbero fare anche subito e, soprattutto, senza praticamente alcun costo:

  1. ICCU può pubblicare subito tutte le informazioni in suo possesso circa la conversione UNIMARC-SBNMARC (o le criticità). Sempre che queste informazioni non siano in possesso solo dell’azienda che gestisce l’OPAC.
  2. ICCU dovrebbe indicare esplicitamente quale licenza aperta applicare ai record contenuti in SBN e quindi far sottoscrivere questa licenza nelle convenzioni di adesione. Il senso che sta dietro la “liberazione” dei dati è permetterne a chiunque il riuso, in modi e forme indipendenti da SBN. Per dirne una, grazie alla “liberazione” dei dati dell’anagrafe delle biblioteche  italiane, si potrebbe fare una app che mostra la biblioteca più vicina. E questa utile app non dovrebbe necessariamente svilupparla l’ICCU. Tutto questo considerando anche che il  MIBAC ha già avviato l’apertura dei suoi dati.
  3. ICCU può già oggi indicare a chi ha affidato gli studi per l’esposizione in Linked Data dei record bibliografici. Così come suggerire il formato che verrà adottato. Moltissime realtà internazionali utilizzano meccanismi decisionali molto aperti per arrivare a standard il più possibile condivisi (es. W3C, NISO, Library of Congress). Quando nel 2002 venne presentato SBN-MARC alle ditte che avrebbero dovuto implementarlo, la maggior parte del lavoro era già stato fatto all’interno di gruppi di lavoro chiusi. La produzione di  documenti intermedi accessibili a tutti è, a mio avviso, anche meglio della creazione di ampi gruppi di lavoro.
  4. Seguendo i suggerimenti contenuti nella proposta AIB, è necessario che l’ICCU arrivi ad individuare 1 sola fonte autorevole nazionale in materia di record bibliografici e voci d’autorità
  5. Se la si ritiene una cosa sensata, si potrebbe fin d’ora cercare di creare un OPAC nazionale, integrando i dati di SBN e i dati dei cataloghi non SBN
  6. Gli organi di governo di SBN potrebbero incontrarsi il prima possibile per misurare le criticità del progetto e decidere quali obiettivi realizzare nel breve-medlio-lungo periodo. Ad es. non è obbligatorio proseguire con l’architettura Polo-Indice. Oppure perchè non immaginare che “aderire a SBN” significhi solo applicare le REICAT e fornire i propri dati bibliografici all’ICCU?

Qualcuno sosteneva che l’ottica di “servizio” di SBN dovrebbe essere ricondotta ai “servizi per l’utente”. Secondo me invece la prospettiva migliore per poter rilanciare SBN è intenderlo come “servizio” per tutte le biblioteche italiane. Immaginarlo come un pacchetto di strumenti e servizi coordinati da un Istituto Centrale e messi a disposizione di tutte le biblioteche, semplicemente in quanto tali.

Rilanciare SBN: un’occasione da non perdere

18 Giu

Siamo bibliotecari e information workers, lavoratori dell’informazione.

Riteniamo che la conferenza che si svolgerà a Roma il 20 giugno 2013, “Rilanciamo il Servizio bibliotecario nazionale”  sia una buona occasione per ragionare e discutere.

Ringraziamo l’AIB tutta, e la Sezione Lazio dell’Associazione italiana biblioteche che si sono adoperate perché questa conferenza possa avere luogo, e per aver convocato relatori di indiscussa autorevolezza.

Riteniamo che l’eventuale presenza delle più alte cariche istituzionali sia una opportunità ed un segnale importante da parte della politica.

Chiediamo anche, ed è per questo che ospitiamo questa pagina redatta collegialmente nei nostri blog, che questa occasione non vada perduta, e proviamo quindi a stilare una lista delle occasioni da non perdere.

Non dissipare il consenso e l’attenzione verso SBN

La  notizia della riduzione dei finanziamenti all’ICCU per la gestione dei servizi SBN ha prodotto in rete, un luogo che abitualmente abitiamo per necessità professionale, una reazione vasta e inattesa, che ha superato le mura dell’ICCU e le stanze dei bibliotecari catalogatori.

Ci sembra una cosa straordinaria, e chiediamo che l’ICCU non dissipi questo patrimonio di consenso e di attenzione che in molti gli hanno tributato.

Chiedere alla Politica di fare politica

I finanziamenti per salvare l’esistente sono fondamentali, ma chiediamo alla Politica di fare la politica, adottando, ben consigliata, una vision strategica su SBN e investendo in innovazione. Cioè in cervelli, in progettualità e persone in grado di realizzare in modo definitivo una politica di apertura – ed esposizione in dataset scaricabili liberamente e in formati standard – dei dati bibliografici al fine di consentirne il riuso in altre piattaforme che non può più essere rinviata o dichiarata solo come petizione di principio  senza un riscontro operativo.

Apertura dei dati bibliografici. Dare risposte concrete, non di circostanza

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, convertito in legge il 17 dicembre modifica il codice dell’amministrazione digitale. Le modifiche apportate hanno introdotto una novità: l’assunzione, con decorrenza dal 18 marzo 2013, del principio “open by default” per dati e informazioni prodotte dalle PA con fondi pubblici. In mancanza di una licenza che dispone diversamente, i dati dovranno essere disponibili al cittadino, in modo trasparente e aperto.

Posto che l’open by default è stabilito dalla legge ed è già operativo, vorremmo conoscere i progetti dell’ICCU a proposito dei dati bibliografici (e non solo) prodotti da SBN/ICCU.

Le indicazioni alla pagina: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Trasparenza/Open-Data/index.html sono sicuramente un punto di partenza, ma ci pare si possa fare di più.

Ricordiamo che l’apertura e l’esposizione dei dati, bibliografici in dataset liberamente scaricabili e non solo, dà visibilità al lavoro delle biblioteche, produce valore aggiunto consentendone il riuso in altri contesti e costituisce una enorme ricchezza ed una potenzialità di sviluppo economico.

Già un esempio di buona pratica c’è stato con il Thesaurus della Biblioteca nazionale centrale disponibile in SKOS/RDF e che viene ora usato anche dalla versione italiana di Wikipedia : http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:PuntanoQui/Template:Thesaurus_BNCF a oggi il Thesaurus integra nella sua struttura 11.757 collegamenti alla Wikipedia e la versione SKOS/RDF del Thesaurus registra 11.185 collegamenti a DBpedia

Open data, Linked data: fare come in Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Spagna, Germania

Ci piacerebbe che le pagine web dell’ICCU dedicate a SBN ospitassero pagine con indicazioni sui dataset scaricabili e i linked data come quelle già visibili sui siti web delle grandi biblioteche nazionali:

Cosa c’è in programma?

Quali passi si stanno muovendo?

Entrare nel merito, rispondere, ascoltare

Nei cinque minuti a disposizioni molti interverranno nel merito rispetto a questi temi, e su altri temi, più tecnici, ma non meno pregnanti, che riguardano la reale e operativa interoperabilità dei dati bibliografici che produciamo, e la loro reale compatibilità e aderenza a progetti internazionali come il VIAF: Virtual International Authority File

Questo testo è stato redatto grazie alle discussioni avvenute all’interno della lista di discussione per bibliotecari e wikipediani. Ci piacerebbe vedere condivise queste righe anche nelle pagine di altri blog. Invitiamo chi ci sarà a provare un live tweet dell’evento, utilizzando l’hashtag #nuovosbn

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Errata conversione in UNIMARC del server z39.50 di SBN

26 Ott

Caspita!

Oggi a lavoro ho scoperto che il server z39.50 dell’Indice SBN è ancora collegato al “vecchio” OPAC SBN. Per essere precisi i record sono restituiti in formato UNIMARC solo a seguito di una rielaborazione non sempre corretta al 100%. Ad esempio le nature W sono restituite con indicatore 1 del campo 200 impostato a 1 invece che a 0.

Dall’ICCU comunque ci hanno confermato che a breve sarà di nuovo disponibile uno scarico UNIMARC corretto, così come riportato sul nuovo OPAC.

P.S. magari lo z39.50 si è sempre comportato così e io lo scopro solo ora. Intanto comunque lo scrivo qui, vedi mai che qualcun altro non lo sapeva.

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