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Any organization that designs a system will inevitably produce a design whose structure is a copy of the organization’s communication structure.

29 Nov

Thing 17: The Medium is the Message – Prezi and Slideshare

Il tempo è agli sgoccioli, domani scade il termine per il completamento di cpd23. Se c’è una cosa che riesco a fare sempre bene è prendermi all’ultimo minuto.

L’appuntamento con Prezi e Slideshare era uno di quelli che attendevo di più, purtroppo però non riuscirò a creare una presentazione dignitosa in Prezi entro 24 ore. Prezi è un’applicazione online per la costruzione di presentazioni, Slideshare è un network che serve a condividerle.

NOTA:The medium is the message” è una frase di Marshall McLuhan. Sicuramente leggerlo vi farà bene. Così capirete perchè mi innervosisco facilmente di fronte a chi sottovaluta la pervasività dell’informatica, a chi non si rende conto di aver confuso il proprio gestionale con la biblioteconomia, le questioni di SBN con i temi della catalogazione.

Già alle superiori avevo dei sospetti, ad ogni modo all’università ne ho avuto la certezza, soprattutto all’interno dell’ambito inormatico: PowerPoint è un pessimo strumento comunicativo. Lo spiega dettagliatamente Edward Tufte all’interno del suo The Cognitive Style of Powerpoint (30 pagine, le trovate online), dove tra l’altro ho scoperto la meravigliosa legge di Conway:

Any organization that designs a system (defined more broadly here than just information systems) will inevitably produce a design whose structure is a copy of the organization’s communication structure.

applicabile tanto a ClavisNG di Comperio, quanto a PowerPoint di Microsoft. Personalmente ho visto raramente usare PowerPoint veramente bene, nel caso di brevi presentazioni (20′-40′), dove le slide erano puramente decorative o di sostegno a particolari osservazioni. Il problema è quando PowerPoint si sostituisce ad una dispensa, a grafici e tabelle statistiche.

Purtroppo avevo maturato il mio odio per PowerPoint già durante il triennio, quindi non sono riuscito a usarlo. Ho usato invece il mitico HTML Slidy (conosciuto grazie ad una presentazione di Maurizio Messina all’università). HTML standard, potete scrivere le slide con notepad, mitico. Poi le ho comunque convertite e condivise anche con Slideshare, vedi mai che interessano a qualcuno (dubito, pessime slide, a me non piacciono, ogni volta gli elenchi puntati sono lì a fissarmi….).

Insomma, quello che ci tenevo a comunicare in questa lezione è che quello che conta è il CONTENUTO! L’idea di separare presentazione da contenuto sta alla base dello sviluppo per il web. Per questo dalla fine degli anni ’90 è sparita la figura del “webmaster” in favore di web designer, web content manager, information architect, ecc…

Se state leggendo questo blog, magari navigate abbastanza sul web. Provate a fare un piccolo esercizio, quando siete su un sito, provate a valutare ad occhio quanta percentuale di spazio è dedicata al contenuto principale e quanta agli elementi decorativi. Provate poi a capire se gli elementi presentazionali del contenuto hanno una qualche attinenza con quanto viene comunicato. Già questo potrebbe essere uno spunto per valutare la bontà del sito e delle informazioni che contiene.

everytime you make a powerpoint edward tufte kills a kitten

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percezioni e propositi anglosassoni (e una media divagazione)

9 Feb

A chi fosse sfuggito, nelle ultime settimane sono uscite un paio di “percezioni” interessanti per il mondo delle biblioteche e dell’automazione bibliotecaria. Questa è una.

Perceptions of Libraries, 2010: Context and Community (segnalto su CIBER Newsletter) è un report, commissionato da OCLC, che va ad integrare il ben noto report del 2005 con i dati degli ultimi 5 anni circa la percezione delle biblioteche da parte degli utenti anglosassoni. Il context riguarda sostanzialmente i mutamenti seguiti alla “grande recessione economica americana iniziata nel dicembre 2007 e terminata nel giugno 2009, secondo il National Bureau of Economic Research“. La community offre un’analisi delle risposte su base generazionale: studenti del college (18-24 anni), teenager (14-17) e giovani adulti (18-24), generazione x (25-45), boomers (46-64), anziani (65+).
Consiglio a tutti la lettura (tranquilli è pieno di grafici e grandi immagini) e, tra le tante cose importanti, mi va di sottolinearne alcune trovate in fondo, tra i “propositi dell’anno nuovo”:
– il sito della biblioteca non è un punto di partenza per le ricerche di informazioni online. Dobbiamo esserne dispiaciuti? No. Ma approfittiamone per chiederci cosa può fare la biblioteca sul web, oltre a presentare il catalogo e l’orario di apertura. Bisognerebbe migliorare il supporto alle attività delle comunità vicine alla biblioteca e la tempestività con cui sono pubblicate le informazioni. Più in generale, rivalutare l’investimento di tempo nei confronti della presenza online.
– la presenza online non sostituisce il valore della biblioteca fisica, anzi, questa viene frequentata sempre di più, e non solo per la possibilità di risparmio derivante dal prestito di libri o dvd, ma anche per l’insieme di altri servizi che la biblioteca può offrire gratuitamente (postazioni internet, aiuto nella ricerca di lavoro, corsi, incontri, ecc.).
“e-books are books”. Da un lato bisognerebbe iniziare ad affrontare delle strategie sul lungo termine per la diffusione di e-book. Dall’altro il tema andrebbe affrontato in senso più esteso, parlando dell’approccio dei lettori all’informazione elettronica di qualità. Come la cercano? Si arrangiano. Cosa può fare la biblioteca? Aiutarli ad arrangiarsi. In questo senso “e-books are books”, l’informazione elettronica è sempre informazione e dalle biblioteche sarebbe lecito aspettarsi campagne di information literacy sempre più orientate al modello attuale di ricerca di informazioni online da parte degli utenti.

NOTA:
si tratta di “percezioni” del panorama anglosassone (per lo più statunitense), quindi dalle nostre parti tutto questo resta un bellissimo stimolo, ma secondo me va preso con le pinze. Esiste una cosa simile (aka dati sul rapporto utenti-biblioteche) per l’Italia? Dove la trovo? Anche vecchia va bene.

POTS (post off-topic scriptum):
Ho scoperto l’esistenza di “I media tra crisi e metamorfosi: ottavo rapporto sulla comunicazione” da parte del Censis (1200 risposte in 9 giorni, contro le 2229 in 7 giorni di OCLC 😛 ). Nelle note metodologiche, l’oggetto del sondaggio é “monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici in Italia”. Leggendo la recensione sul’bollettino AIB riesco a tradurre “consumo mediatico” con “consumo di mass media”, e già mi partono alcuni neuroni pensando alle ambiguità della parola media. Poi finisco su queste citazioni del rapporto, in riferimento ai (mass?) media digitali: «i media digitali tendono a non sostituire o ad affiancare gli altri mezzi, ma ad assorbirli, permettendo la diffusione dei mezzi e la moltiplicazione dei messaggi»,«lo slogan della comunicazione digitale è diventato il messaggio è il medium». Cosa???? Unisco le frasi e traduco: i media digitali assorbono altri media permettendo di diffondere media e moltiplicare media. Ah….e McLuhan aveva sbagliato tutto….
Vabbè…buonanotte.

Perceptions of Libraries, 2010: Context and Community

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