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Sulla base dei soli documenti presenti sul sito

23 Lug

Il campo 105 contiene i dati codificati per il genere del documento. Può contenere fino a 4 sottocampi di tipo a_105_4. Secondo le specifiche del protocollo, questi sono campi composti di 1 solo carattere.

 

<xsd:complexType name="c105">
<xsd:annotation>
<xsd:documentation>
105 – dati codificati per materiale a stampa monografie
</xsd:documentation>
</xsd:annotation>
<xsd:sequence>
<xsd:element name=”a_105_4″ type=”codiceUno” minOccurs=”0″ maxOccurs=”4″>
<xsd:annotation>
<xsd:documentation>codice genere</xsd:documentation>
</xsd:annotation>
</xsd:element>
</xsd:sequence>
</xsd:complexType>

http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/documenti/2012/SBNMarcv115.xsd

 

La Tabella codici (vers. 9 – novembre 2011) elenca tra i codici GEPU, da utilizzare per quel sottocampo, diversi codici composti da 2 caratteri. Che in quel sottocampo ci finiscano i codici GEPU lo si può scoprire dal documento AKR-SPF-03-02 Il Protocollo SBN-MARC Controlli.pdf

La Guida alla catalogazione del materiale moderno di giugno 2012 elenca 22 codici di genere (pag. 17). I codici W e T, vengono indicati come nuovi, sebbene entrambi fossero già presenti tra i GEPU. Il W indica sempre la stessa cosa, il T cambia valore.

 

  • Se oggi l’Indice mi restituisce un record che contiene un valore non compreso tra quelli elencati nella guida di giugno 2012 (ad esempio il valore 1), come dovrebbe comportarsi il gestionale?
  • Come è possibile che tra i codici GEPU esistano codici di 2 cifre (es. AA, CA, FB, ..) se la specifica SBNMARC mi dice che il sottocampo a_105_4 è un CodiceUno (campo utilizzato per il controllo dei codici di un carattere)? L’Indice ha impedito l’inserimento di codici di genere da 2 caratteri o può capitare di ricevere un a_105_4 contenente 2 caratteri al suo interno, in barba alle specifiche?

Rilanciare SBN? Una settimana dopo

28 Giu

Non so esattamente da dove partire. Ho tanti pensieri che frullano per la testa e il tempo che passa non aiuta, anzi se ne sommano altri.

All’incontro di giovedì 20 giugno si è detto molto di SBN nelle intenzioni dei “padri fondatori” e del senso della parola “servizio”.

Quello di cui mi sono convinto è che per parlare di SBN bisogna essere chiari su cos’è adesso: una infrastruttura per la catalogazione partecipata, usata da circa la metà delle biblioteche italiane, che permette di condividere i dati del catalogo e indicare il materiale posseduto. Per realizzare questa infrastruttura sono state definite delle regole di catalogazione specifiche (sia chiaro, SBN non sono le REICAT) e dei protocolli di scambio dati tra i partecipanti.

Oltre all’infrastruttura per la catalogazione, SBN espone quasi tutti i suoi dati sul web tramite un OPAC (sono escluse solo alcune voci d’autorità: titoli, soggetti, marche, luoghi).

SBN ha implementato anche uno strumento per il prestito interbibliotecario, ma essendo usato da solo 442 biblioteche, dubito che oggi si possa identificare SBN anche in questo servizio.

Però non basta, per poter proseguire con un progetto di ridefinizione di SBN, credo sia necessario prendere in considerazione anche i seguenti punti:

  • SBN nasce dal desiderio di: realizzare qualcosa di innovativo e utile per la società; armonizzare la cooperazione tra le biblioteche permettendo la condivisione di risorse umane e documentarie; definire procedure standard a livello nazionale per la condivisione dei dati.
  • SBN si è evoluto in maniera non lineare. La sua storia, fin dalle origini, è costellata di ritardi nella realizzazione di quanto definito nelle varie fasi del progetto.
  • l’evoluzione di SBN è stata certamente culturale, obbligando i partecipanti a condividere le regole di catalogazione, ma considerando anche l’omonimo progetto del 2002, soprattutto tecnologica. Le redini di questa infrastruttura sono state mantenute per lo più da una sola azienda. In ogni caso, mi sembra di capire che l’evoluzione di SBN si debba a studi affidati spesso a risorse esterne all’ICCU o SBN stessa.
  • siamo tutti responsabili dell’attuale stato di SBN, ovvero nessuno è responsabile. Se c’è una cosa di cui sono convinto è che non abbia alcun senso stare qui a elogiare/recriminare il progetto. La dimensione pubblica del progetto permette a tutti (dirigenti, amministratori, enti, …) di mantenere saldamente la posizione nonostante la cattiva gestione. Addirittura, credo sia molto difficile compiere un’analisi della gestione di un progetto che non pubblicizza i suoi obiettivi programmatici. È andata bene? Chissà. È andata male? Chissà. L’OPAC fornisce un buon servizio? Mah. Com’è la qualità dei record presenti nel catalogo? Boh.

Parlando di SBN si dice che è un esempio unico nel suo genere nel mondo. Sembra proprio così. Si tratta di una infrastruttura di catalogazione partecipata dove tutte le biblioteche possono catalogare, a vari livelli. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa scelta? Se siamo l’unico paese ad averla fatta potrebbe essere opportuno rifletterci sopra.

Mi sono risposto che uno dei problema deriva dalla storica frammentazione del sistema bibliotecario italiano. Probabilmente non si è stati in grado di definire una sola istituzione sufficientemente autorevole da produrre i record per tutti. L’architettura di SBN permette a tutti di partecipare definendo di volta in volta chi è più autorevole. Anche se sul sito dell’ICCU si dice che l’obiettivo di SBN è “superare la frammentazione delle strutture bibliotecarie, propria della storia politico-culturale dell’Italia“, la realtà è che SBN ha diviso nettamente tra “SBNnisti” e “non SBNnisti“, ovvero tra promotori e detrattori del progetto.

Anche la speranza di razionalizzazione delle risorse che ha portato al coinvolgimento delle Regioni fin dall’origine, nel tempo ha aumentato la sensazione di divario tra “chi è dentro” e “chi è fuori” dal progetto. A proposito di Regioni, una cosa difficile da spiegare, è come mai negli ultimi anni abbiano destinato risorse alla realizzazione di meta-motori di ricerca invece di usare le stesse per promuovere l’adesione a SBN (a maggior ragione dopo le “aperture” ai software del 2002).

Sembra che nessuno voglia ammetterlo, ma grazie ai formati standard di scambio dei dati bibliografici (es. UNIMARC) e al fatto che non è direttamente collegato all’Indice ma alimentato settimanalmente, l’OPAC SBN potrebbe già indicizzare e mostrare anche molti dei titoli posseduti dalle biblioteche non aderenti a SBN, fornendo veramente un servizio nazionale.

Uno dei problemi centrali in questo discorso è però l’opaco rapporto tra SBN-MARC e UNIMARC. Passare da uno all’altro e viceversa senza perdita di dati è impossibile (sorvolando sul fatto che fin’ora scoprire come farlo efficacemente è stato un lavoro di reverse engeneering demandato alle aziende). Faccio alcuni esempi:

  1. in SBN il codice di genere “R” indica il “materiale per ragazzi”, purtroppo lo stesso codice, in UNIMARC, indica invece le “review” (studi bibliografici su un soggetto/recensioni)
  2. i tipi di note a disposizione in SBN sono un numero molto ridotto rispetto a quelli a disposizione in UNIMARC
  3. alcuni campi dell’area 200 non sono ripetibili in SBN mentre in UNIMARC lo sono (205, 215). Nella stessa area in SBN non è possibile indicare la collezione (campo 225)

Il punto 3 evidenzia un altro problema sottostimato, ovvero come l’interfaccia di catalogazione abbia inciso profondamente su come è stato trattato/pensato il dato bibliografico. Immaginando un sistema dove l’input fornito dal catalogatore doveva essere fornito tramite un unico campo di testo, utilizzando la sintassi ISBD, non si è tenuto sufficientemente conto delle deviazioni dagli standard per lo scambio dei dati che questa scelta avrebbe comportato.

Al di là dei tagli ai fondi, sono profondamente d’accordo con chi sostiene che il problema principale per un rilancio di SBN è proprio nell’atteggiamento di chi dovrebbe gestirlo. Purtroppo, secondo me, ci sono una serie di cose che si potrebbero fare anche subito e, soprattutto, senza praticamente alcun costo:

  1. ICCU può pubblicare subito tutte le informazioni in suo possesso circa la conversione UNIMARC-SBNMARC (o le criticità). Sempre che queste informazioni non siano in possesso solo dell’azienda che gestisce l’OPAC.
  2. ICCU dovrebbe indicare esplicitamente quale licenza aperta applicare ai record contenuti in SBN e quindi far sottoscrivere questa licenza nelle convenzioni di adesione. Il senso che sta dietro la “liberazione” dei dati è permetterne a chiunque il riuso, in modi e forme indipendenti da SBN. Per dirne una, grazie alla “liberazione” dei dati dell’anagrafe delle biblioteche  italiane, si potrebbe fare una app che mostra la biblioteca più vicina. E questa utile app non dovrebbe necessariamente svilupparla l’ICCU. Tutto questo considerando anche che il  MIBAC ha già avviato l’apertura dei suoi dati.
  3. ICCU può già oggi indicare a chi ha affidato gli studi per l’esposizione in Linked Data dei record bibliografici. Così come suggerire il formato che verrà adottato. Moltissime realtà internazionali utilizzano meccanismi decisionali molto aperti per arrivare a standard il più possibile condivisi (es. W3C, NISO, Library of Congress). Quando nel 2002 venne presentato SBN-MARC alle ditte che avrebbero dovuto implementarlo, la maggior parte del lavoro era già stato fatto all’interno di gruppi di lavoro chiusi. La produzione di  documenti intermedi accessibili a tutti è, a mio avviso, anche meglio della creazione di ampi gruppi di lavoro.
  4. Seguendo i suggerimenti contenuti nella proposta AIB, è necessario che l’ICCU arrivi ad individuare 1 sola fonte autorevole nazionale in materia di record bibliografici e voci d’autorità
  5. Se la si ritiene una cosa sensata, si potrebbe fin d’ora cercare di creare un OPAC nazionale, integrando i dati di SBN e i dati dei cataloghi non SBN
  6. Gli organi di governo di SBN potrebbero incontrarsi il prima possibile per misurare le criticità del progetto e decidere quali obiettivi realizzare nel breve-medlio-lungo periodo. Ad es. non è obbligatorio proseguire con l’architettura Polo-Indice. Oppure perchè non immaginare che “aderire a SBN” significhi solo applicare le REICAT e fornire i propri dati bibliografici all’ICCU?

Qualcuno sosteneva che l’ottica di “servizio” di SBN dovrebbe essere ricondotta ai “servizi per l’utente”. Secondo me invece la prospettiva migliore per poter rilanciare SBN è intenderlo come “servizio” per tutte le biblioteche italiane. Immaginarlo come un pacchetto di strumenti e servizi coordinati da un Istituto Centrale e messi a disposizione di tutte le biblioteche, semplicemente in quanto tali.

Rilanciare SBN: live blogging da Roma

20 Giu

Giovedì 20 giugno 2013, si è tenuto a Roma, presso l’Istituto Goethe, l’incontro Rilanciare il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Di seguito provo a tenere aggiornato chi non riesce a partecipare. Per maggiore completezza vi consiglio di seguire l’hashtag #nuovosbn su twitter. In fondo al post, alcune brevi riflessioni tecniche sull’esperienza del live-blog.

Ore 10.00

Appena arrivati

Ore 10.10

Intervento di Giovanna Merola, in ricordo di Michel Boisset e della storia di SBN. Vengono citati i “padri fondatori” di SBN, primi ideatori del progetto, il congresso di Taormina, gli ideali di cooperazione per la creazione di una nuova cultura bibliotecaria.

Ricordando le parole di Angela Vinay: “Nella nuova realtà la responsabilità del bibliotecario sarà quella di mettere a disposizione l’intero serbatoio di dati”.

Ore 10.30

Interviene Claudio Leombroni, dovrebbe parlare delle criticità di SBN, ma si dice un po’ imbarazzato, quindi andrà a braccio 🙂

“Dobbiamo ricominciare a discutere e a sognare”

Il ricordo di quando Vinay parlava di “servizio”, inteso come servizio per l’utente finale. Questo vorrebbe dire che il sistema dovrebbe costantemente rimettersi in discussione per rimodellarsi alle nuove esigenze.

All’epoca SBN non era immaginato tanto come un insieme di programmi informatici, ma come un insieme di servizi.

“Dobbiamo riprendere quello spirito di collaborazione istituzionale che ha caratterizzato SBN […] nazionale, in SBN, significa che tutti devono assumersi le proprie responsabilità. Gli organi di SBN devono riunirsi collegialmente e affrontare i problemi che stanno emergendo. Anche la questione economica”

Riprendere a sognare dipende però anche dalla capacità delle singole biblioteche di reinventarsi, di ricominciare a discutere.

Dobbiamo riprendere a discutere sapendo che tutti noi condividiamo un progetto che ha rappresentato un sogno realizzato in molte parti.

Ore 10.48

Interviene ora Mauro Guerrini che parla del catalogo. Inizia parlando dei meriti della cooperazione e condivisione delle notizie bibliografiche. Affronta anche i limiti iniziali del progetto, ovvero il suo essere ingabbiato nei limiti del software.

Parla anche del progetto di Evoluzione dell’Indice e dei vantaggi del nuovo protocollo: apertura dell’indice a sistemi non nativi tramite SBNMARC, apertura del catalogo.

Ora viene affrontato l’aspetto dei linked data e della loro importanza per l’evoluzione del catalogo. Vengono citate numerose esperienze fatte all’estero.

Ore 11.02

Interviene ora Rossella Caffo, ringraziando tutti per la vicinanza e ribadendo i concetti legati all’importanza della cooperazione.

Un po’ di numeri su SBN, statistiche ed esperienze.

L’ICCU fornisce un applicativo: SBN Web, gratuito.

L’ICCU ha avviato uno studio per l’adozione dei Linked Open Data e fa parte di EURIG, gruppo per l’adozione europea di RDA.

Si arriva a descrivere i costi di SBN per l’ICCU. Difficoltà di gestire un sistema, che ha costi fissi, avendo un bilancio che si compone durante l’anno.

Ore 11.20

Interviene Rossana Rummo, del ministero dei beni culturali, chiarisce che il servizio non è in discussione. SBN è garantito.

Però ribadisce come negli ultimi anni ci siano stati ingenti investimenti, ora bisogna ripartire avendo a mente che ci sono diverse risorse.

Ripensare ad una architettura istituzionale partecipata.

Ipotesti di creazione di un gruppo ristretto, più agile. Attualmente l’organizzazione che sta dietro al servizio è troppo rigida.

Ore 11.38

Inizia il dibattito pubblico. 5 minuti a testa!

Ore 11.40

Chiara Giunti, della BNCF.

Temi del catalogo, il thesauro, l’importanza dei linked data. “Pur nella ristrettezza di risorse si possono fare innovazioni”

La BNI è dentro a SBN Web, questo è un passo avanti notevole. “Portare avanti il lavoro

Ore 11.46

Simona Turbanti, serve un corpus catalografico affidabile: un impianto teorico solido (basato su principi internazionali); una struttura flessibile, un ricco apparato esemplificativo.

Ma forse non basta più, ora bisogna guardare anche all’estero.

“Catalogare non è semplicemente costruire un catalogo, ma significa fornire agli utenti un accesso che fornisca tempestivamente risposta alle loro esigenze.”

Ore 11.52

Ho ufficialmente perso il filo degli interventi 😦 Scusate. Sono appena fuori dalla sala attaccato a una presa di corrente.

Ad ogni modo sento diversi parlare della BNCF e dell’importanza di darsi da fare lo stesso, nonostante i problemi economici.

Ore 12.00

Enrico Francese affronta il tema della comunicazione. L’assenza dell’ICCU dai canali di comunicazione online.

Non c’è una questione di soldi, risorse….ma di semplice mindset.

Ore 12.07

Tocca a Vanni Bertini. Parla dell’importanza di una apertura internazionale del catalogo e di come SBN potrebbe contribuire grazie alle sue numerose localizzazioni.

L’importanza è che dalla catalogazione del documento si passi a darlo all’utente. A questo proposito, cita la questione della catalogazione e accesso alle risorse elettroniche in SBN.

Ore 12.10

Caffo risponde a un po’ di osservazioni.

Uffa, che pizza

Ore 12.20

Martinelli parla di WIKIDATA!! HELL YEAH!!

E di apertura dei dataset. Solo il 3% dei collegamenti possibili è stato creato in wikipedia, perchè mancano i dataset aperti.

Apertura anche dei dataset di Anagrafe delle Biblioteche Italiane.

Ore 12.25

Ivan Rachieli di Tropico del Libro

  • Perchè, con quali obiettivi strategici, non si è scelto fin da subito un formato standard (es. MARC) per lo scambio dei dati in SBN?
  • Tempi necessari all’apertura del dataset? Forse lasciare implicita la licenza CC forse non è il massimo, si potrebbe esplicitare la licenza.
  • Mettere a disposizione degli utenti i dati (suggerisce di guardare l’esperienza in Inghilterrra)

Ore 12.30

Maurizio Messina

Un nuovo sbn non ci sarà senza riorganizzazione dei servizi bibliotecari nazionali, inteso come ruolo dell’ICCU, delle biblioteche nazionali centrali, ecc.

Importanza della conservazione digitale.

Ore 12.35

Iossa parla del servizio NILDE, legato ad ACNP e suggerisce un loro coinvolgimento in questi discorsi.

Ore 12.40

Di Martino vuole sottolineare il punto di vista dei Poli.

Ore 12.45

Minsenti interviene subito parlando della mailing list Bibliotecari e wikipedia. Ma il problema non interessa solo wikipedia ma il settore dei record di autorità. Record forniti dall’ICCU al VIAF.

Anche se IFLA ci permette di fare come vogliamo in questo settore, è opportuno continuare a non prendere in considerazione come operano all’estero?

45.000 record forniti da ICCU sono solo quelli con codice AUF. Ma sono pochi rispetto a quanti forniti dagli altri paesi. Anzi, le altre nazioni hanno fornito anche record di autori italiani che l’Italia non ha fornito.

E sottolinea il problema dei doppioni, generati dai record italiani.

Perchè si memorizza la data di nascita-morte nel campo note?

Che la commissione REICAT si attivi per rinnovare le regole di catalogazione.

Ore 12.52

Guerrini parla dell’importanza di VIAF e sottolinea le differenze di risorse tra Italia e estero.

Ore 12.55

Caffo esordisce parlando di Linked Open Data disponibili per ABI e Cultura Italia.

Ore 13.03

Valentina Gemma, di Rieti, parla delle scuole in SBN

Ore 13.10

Sono intervenuto io, ma pensa 🙂

Ho chiesto una maggiore apertura verso i produttori di software, più in generale una maggiore apertura dei processi decisionali, con pubblicazione di draft, working paper, ecc.

Ore 13.15

Interviene Parise, presidente AIB.

Istituzionale.

Dice che ieri l’AIB ha incontrato il ministro Bray con una serie di proposte di rinnovamento (tra cui SBN). Dice che questo documento sarà disponibile online e aperto ai contributi.

Ore 13.30

Ciao tutti, io vado a bere con Enrico Francese et altri


Alcune osservazioni sull’organizzazione dell’evento e il live-blog

Le buone idee, da replicare:

  • la presenza della rete wireless aperta
  • proiettare i tweet in sala, questo ha incentivato la partecipazione e stimolato le discussioni

Secondo me non ha funzionato:

  • interventi da 5 minuti. Troppo poco per esprimere osservazioni stimolanti e approfondite. Nonostante l’elasticità dei tempi, tutti hanno preparato discorsi molto concisi. Al di là di alcune difficoltà tecniche che mi hanno impedito di seguire dettagliatamente tutti gli interventi (es. cercare una presa della corrente, fare foto, twittare), ho trovato molto difficile riassumere qualcosa di già molto stringato.
  • troppi interventi iniziali da 20 minuti. Se dovevano servire per fornire un contesto alla discussione, hanno finito per sovrapporsi in alcuni casi. Secondo me, su 5 interventi, ci si poteva limitare a 2: ricordo di Boisset e evoluzione storica del progetto – situazione attuale di SBN.
  • l’aria condizionata 😛

Se vuoi fare live-blog e usi un pc, ricorda:

  • di portare una ciabatta/multipla e, per precauzione, un adattatore
  • una prolunga, nella malaugurata ipotesi che tutte le spine in sala non funzionino 😦

 

Rilanciare SBN: un’occasione da non perdere

18 Giu

Siamo bibliotecari e information workers, lavoratori dell’informazione.

Riteniamo che la conferenza che si svolgerà a Roma il 20 giugno 2013, “Rilanciamo il Servizio bibliotecario nazionale”  sia una buona occasione per ragionare e discutere.

Ringraziamo l’AIB tutta, e la Sezione Lazio dell’Associazione italiana biblioteche che si sono adoperate perché questa conferenza possa avere luogo, e per aver convocato relatori di indiscussa autorevolezza.

Riteniamo che l’eventuale presenza delle più alte cariche istituzionali sia una opportunità ed un segnale importante da parte della politica.

Chiediamo anche, ed è per questo che ospitiamo questa pagina redatta collegialmente nei nostri blog, che questa occasione non vada perduta, e proviamo quindi a stilare una lista delle occasioni da non perdere.

Non dissipare il consenso e l’attenzione verso SBN

La  notizia della riduzione dei finanziamenti all’ICCU per la gestione dei servizi SBN ha prodotto in rete, un luogo che abitualmente abitiamo per necessità professionale, una reazione vasta e inattesa, che ha superato le mura dell’ICCU e le stanze dei bibliotecari catalogatori.

Ci sembra una cosa straordinaria, e chiediamo che l’ICCU non dissipi questo patrimonio di consenso e di attenzione che in molti gli hanno tributato.

Chiedere alla Politica di fare politica

I finanziamenti per salvare l’esistente sono fondamentali, ma chiediamo alla Politica di fare la politica, adottando, ben consigliata, una vision strategica su SBN e investendo in innovazione. Cioè in cervelli, in progettualità e persone in grado di realizzare in modo definitivo una politica di apertura – ed esposizione in dataset scaricabili liberamente e in formati standard – dei dati bibliografici al fine di consentirne il riuso in altre piattaforme che non può più essere rinviata o dichiarata solo come petizione di principio  senza un riscontro operativo.

Apertura dei dati bibliografici. Dare risposte concrete, non di circostanza

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, convertito in legge il 17 dicembre modifica il codice dell’amministrazione digitale. Le modifiche apportate hanno introdotto una novità: l’assunzione, con decorrenza dal 18 marzo 2013, del principio “open by default” per dati e informazioni prodotte dalle PA con fondi pubblici. In mancanza di una licenza che dispone diversamente, i dati dovranno essere disponibili al cittadino, in modo trasparente e aperto.

Posto che l’open by default è stabilito dalla legge ed è già operativo, vorremmo conoscere i progetti dell’ICCU a proposito dei dati bibliografici (e non solo) prodotti da SBN/ICCU.

Le indicazioni alla pagina: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Trasparenza/Open-Data/index.html sono sicuramente un punto di partenza, ma ci pare si possa fare di più.

Ricordiamo che l’apertura e l’esposizione dei dati, bibliografici in dataset liberamente scaricabili e non solo, dà visibilità al lavoro delle biblioteche, produce valore aggiunto consentendone il riuso in altri contesti e costituisce una enorme ricchezza ed una potenzialità di sviluppo economico.

Già un esempio di buona pratica c’è stato con il Thesaurus della Biblioteca nazionale centrale disponibile in SKOS/RDF e che viene ora usato anche dalla versione italiana di Wikipedia : http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:PuntanoQui/Template:Thesaurus_BNCF a oggi il Thesaurus integra nella sua struttura 11.757 collegamenti alla Wikipedia e la versione SKOS/RDF del Thesaurus registra 11.185 collegamenti a DBpedia

Open data, Linked data: fare come in Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Spagna, Germania

Ci piacerebbe che le pagine web dell’ICCU dedicate a SBN ospitassero pagine con indicazioni sui dataset scaricabili e i linked data come quelle già visibili sui siti web delle grandi biblioteche nazionali:

Cosa c’è in programma?

Quali passi si stanno muovendo?

Entrare nel merito, rispondere, ascoltare

Nei cinque minuti a disposizioni molti interverranno nel merito rispetto a questi temi, e su altri temi, più tecnici, ma non meno pregnanti, che riguardano la reale e operativa interoperabilità dei dati bibliografici che produciamo, e la loro reale compatibilità e aderenza a progetti internazionali come il VIAF: Virtual International Authority File

Questo testo è stato redatto grazie alle discussioni avvenute all’interno della lista di discussione per bibliotecari e wikipediani. Ci piacerebbe vedere condivise queste righe anche nelle pagine di altri blog. Invitiamo chi ci sarà a provare un live tweet dell’evento, utilizzando l’hashtag #nuovosbn

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Ciao Space Invaders

22 Mag

Per come è attualmente strutturato il nostro sistema di sviluppo e rilascio del software, ci troviamo spesso a dover aggiornare le diverse installazioni dei clienti che abbiamo in hosting sui nostri server. Gli aggiornamenti vanno dalla risoluzione di bug all’introduzione di nuove funzionalità e sono più o meno settimanali. Per evitare possibili problemi di accesso e aiutare gli utenti a capire cosa succede, abbiamo creato una pagina di ‘manutenzione‘ che viene mostrata al posto del sito fino al termine dell’aggiornamento (che dura dai pochi secondi al paio di minuti).

Già che c’eravamo (e per sperimentare l’uso dei canvas) abbiamo pensato di aggiungere la possibilità, cliccando su un link, di aprire un giochino in HTML5 (Space Invaders). L’abbiamo fatto considerando che la pagina sarebbe stata vista da pochi sfortunati, ai quali sarebbe stato carino offrire una possibile distrazione.

Un paio di settimane fa abbiamo dovuto rimuovere il gioco. Volevo scusarmi con tutti gli affezionati che nel frattempo hanno cercato di difendere la terra infrangendo punteggi record.

Non ci dimenticheremo di voi ragazzi.

maintenance mode

Clicca sull’immagine per fare una partita

Don’t search our catalogues, search your browser!

13 Nov

Oggi è stata una giornata ricca di tweet interessanti 😛 Uno che mi è passato sott’occhio conteneva la frase: “Don’t search our catalogues, search your browser!“.

Mi è subito tornato in mente il Mycroft Project (e l’open search) e il fatto che probabilmente la nuova versione dell’OPAC SBN invalidava il plugin per Firefox. Così sono andato a correggerlo e ora funziona di nuovo 🙂
Lo trovate con questa ricerca e aprendo il link con Firefox vi chiederà automaticamente di aggiungerlo all’elenco dei motori di ricerca.

Probabilmente ne abuso un po’, tuttavia mi sembra una funzione estremamente comoda che permette di risparmiare inutili tempi di caricamento per dover comunque compilare un form di ricerca. Tra l’altro, se il sito lo prevede, durante la navigazione vi verrà proposto di aggiungerlo tra i motori. Attualmente ci sono 884 plugin per cataloghi di biblioteche (8 per l’Italia).

Allo stesso modo ho imparato come aggiungere un motore di ricerca a Chrome. E’ spiegato bene sulla guida di Chrome, ad ogni modo, per aggiungere rapidamente la possibilità di ricercare su SBN, basta cliccare la chiave inglese in alto a destra e quindi andare in Opzioni (o Preferenze). Dalla scheda Impostazioni di base vi basta cliccare sul pulsante Gestisci motori di ricerca… per aprire un riepilogo dei motori che potete usare. In fondo troverete la possibilità di aggiungere una nuova riga, simile alla seguente:

dove l’URL bordato di rosso dovrebbe contenere:

http://opac.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&select_db=
solr_iccu&from=1&searchForm=opac%2Ficcu%2Ffree.jsp&result
Forward=opac%2Ficcu%2Fbrief.jsp&do_cmd=search_show_cmd&struct
%3A1016=ricerca.parole_tutte%3A4%3D6&item%3A1016%3AAny=%s

Se come me avete impostato “sbn” come parola chiave per usare quel motore, vi basterà digitarla nella barra degli indirizzi, seguita da spazio (o tab), quindi dalla stringa di ricerca, per ottenere immediatamente i risultati.

P.S. mentre scrivevo l’articolo mi son detto “… e perchè non fare un plugin anche per il MAI – MetaOPAC Azalai?” Così ho fatto anche quello (per titolo, su tutti i cataloghi e tipi di documento), che però non può funzionare allo stesso modo per Chrome visto che il passaggio di parametri ad Azalai è un pelo più complesso. Ad ogni modo ricordo l’indicazione riportata sul sito del metaopac: “Questo metaOPAC è indicato per la ricerca di documenti poco comuni non trovati in altri cataloghi italiani. Usarlo come strumento di ricerca primario è sconsigliabile, perché produce risultati sovrabbondanti e rallenta il funzionamento.”

Errata conversione in UNIMARC del server z39.50 di SBN

26 Ott

Caspita!

Oggi a lavoro ho scoperto che il server z39.50 dell’Indice SBN è ancora collegato al “vecchio” OPAC SBN. Per essere precisi i record sono restituiti in formato UNIMARC solo a seguito di una rielaborazione non sempre corretta al 100%. Ad esempio le nature W sono restituite con indicatore 1 del campo 200 impostato a 1 invece che a 0.

Dall’ICCU comunque ci hanno confermato che a breve sarà di nuovo disponibile uno scarico UNIMARC corretto, così come riportato sul nuovo OPAC.

P.S. magari lo z39.50 si è sempre comportato così e io lo scopro solo ora. Intanto comunque lo scrivo qui, vedi mai che qualcun altro non lo sapeva.

A proposito di LIS italian blogs

2 Ago

(sorry, no english nor english summary)

E’ da un po’ che partecipo a “23 Things for Professional Development “, ovvero che non scrivo un post solo in italiano. Questo rientra nella to-write list di questo blog da quando ho iniziato cpd23 e, visto che questa settimana sarò via, programmo l’autopubblicazione per oggi così da farvi leggere lo stesso qualcosa 😛

In sostanza si tratta dell’elenco dei blog che, fino ad oggi, trovate nel feed RSS chiamato LIS italian blogs.

Sicuramente tra qualche giorno farò un po’ di pulizia. Per questo ho elencato i blog, li ho anche elencati su LISwiki.org. Non è che rimuovo i blog non aggiornati (tranquillo Salvatore :P), semplicemente terrei solo i blog che possono interessare la professione.

Il motivo delle molte inclusioni iniziali è che ero praticamente disperato. Tramite link da altri blog e diverse ricerche ho scoperto che la maggior parte dei blog tenuti da bibliotecari sono stati esperimenti sporadici. Esistono molte esperienze di blog di biblioteche o di blog con consigli di lettura, dove però non si affrontano particolari temi di interesse biblioteconomico, a parte rare segnalazioni.

La mia mail su AIB-CUR non ha prodotto nessun particolare risultato. Nessuna riflessione in merito a quelle che io considero “informazioni di prima mano“. Nessuna risposta alla domanda circa l’aggiornamento quotidiano di chi lavora in biblioteca. Nessuna segnalazione di blog che magari mi sono sfuggiti. Ah, e non provate a cercare su twitter che tanto fa lo stesso.

Insomma, la mia domanda resta, in Italia sul web chi “sta parlando” di biblioteche? Ovvero, chi sta “creando conversazioni” sulle biblioteche e la biblioteconomia?

Perchè, per me, il nocciolo è questo. Quando dico che non mi interessa se l’articolo pubblicato su un blog è approfondito o meno, corretto o meno, imparziale o meno, intendo dire che potrà essere superficiale, scorretto e parzialissimo ma almeno avrò la possibilità di leggerlo, commentarlo, segnalarlo, collegarlo, riutilizzarlo. Il tutto ad una velocità e con un coinvolgimento spaventosamente superiori rispetto a qualsiasi cosa leggerete mai sulla carta stampata o su un sito statico.

Da un certo punto di vista mi sembra quasi esista un “terrore da autorevolezza“, una piaga che si può benissimo osservare su AIB-CUR, dove su più di 6000 iscritti non trovano posto molte discussioni sulla professione. Per quelle viene preferita la pubblicazione su periodico, che però non genera quasi mai reazioni in lista.

Sia chiaro, non sto portando avanti una campagna pro-blog 🙂 Ognuno è liberissimo di scrivere dove, come e quando gli pare, solo che tutto questo mi pone diverse domande:

  • chi si interessa di comunicazione e costruzione di comunità in biblioteca?
  • perchè nessuno sta parlando delle nuove professionalità necessarie?
  • come fanno i biblitecari a tenersi aggiornati circa il loro mondo professionale?
  • quali sono i luoghi in cui avvengono discussioni sulla professione?
  • quanti giovani sono iscritti all’AIB o ad AIB-CUR?
  • perchè un giovane dovrebbe studiare biblioteconomia? esistono corsi in grado di preparare alla professione? cosa viene insegnato?
  • perchè AIB-CUR è moderata e non è accessibile online?
  • perchè nessuno ha ancora pubblicato articoli dal titolo: “SBNMARC deve morire!“, “Gli OPAC italiani fanno schifo!“, “Richieste al produttore: come costringerlo a leggere almeno un libro di biblioteconomia. E a farselo restituire entro la scadenza, “Un nuovo operatore booleano: Mi sento fortunato”.

Pardon, sento che inizio a divagare. D’altra parte questo post è stato abbozzato almeno altre 3 volte e le cose da dire sarebbero tante. Magari voi ne avete altre da aggiungere.

Come registrarsi su lib-web-cats e dominare il mercato italiano in mezza giornata

10 Giu

Spronato da un recente messaggio di Pierfranco Minsenti su AIB-CUR, ho contattato Marshall Breeding per chiedere come fare a elencare i software di Comperio e le biblioteche del sistema veronese in lib-web-cats (library web sites and catalogs).

Marshall Breeding lo conoscerete sicuramente perchè tiene un sito di informazione dedicata esclusivamente al mondo delle tecnologie per le biblioteche. Redige annualmente un report sull’andamento del mercato e, sempre annualmente, invia dei questionari a vari bibliotecari circa il grado di soddisfazione dei prodotti e delle aziende che utilizzano per poi redigere un altro report.

Tra le belle cose che fa Breeding c’è mantenere online un’anagrafe delle biblioteche e dei prodotti tecnologici che utilizzano, basata sull’auto segnalazione da parte delle biblioteche stesse. Fin’ora erano elencate solo 52 biblioteche italiane, prevalentemente legate a sw stranieri (Aleph, Millennium) oppure a SOL. Tanto per raddoppiare i numeri ho inserito le 68 biblioteche pubbliche che compongono il Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona. Ora, finalmente, ClavisNG è il prodotto più diffuso in Italia, stando a lib-web-cats muahahahaha 😛

Come fare (comprensivo di immagini annotate da ingrandire con un click)

Innanzitutto bisogna registrarsi (nome, mail, tipo di utente) gratuitamente e velocemente. Avrete quindi accesso a un pannello utente dove è presente il pulsante “Submit a library to lib-web-cats“. Cliccandolo si aprirà una corposa scheda di inserimento strutturata in 3 aree principali:

1. informazioni di contatto della biblioteca: nome, località, telefono, tipo di biblioteca, URL del sito web e dell’OPAC, presenza o meno di wireless

Informazioni della biblioteca, indirizzi, URL, wireless

2. informazioni sui prodotti attualmente (o precedentemente) utilizzati. Automation system sta per il gestionale (ILS), mentre Discovery Product per l’OPAC. Informazioni sull’appartenenza a un consorzio o sulla fornitura di servizio ASP da parte dell’azienda.

Elenco di prodotti e rivenditori

3. Informazioni statistiche sulla presenza o meno di distaccamenti della biblioteca o sul volume di prestiti o patrimonio in relazione agli abitanti. Informazioni per contattare via mail la biblioteca o il direttore.

Info statistiche e contatti mail

Spero che sempre più bibliotecari inseriscano e mantengano aggiornato il profilo delle loro biblioteche. La cosa migliore sarebbe raggiungere un numero significativo per poter chiedere di sottoporre anche alle biblioteche italiane il questionario annuale sullo stato del mercato e dei prodotti.

P.S. l’anagrafe delle biblioteche italiane è un’altra cosa… serve a… è utile per… cioè… ci sono i codici delle biblioteche… come dire… insomma è un’altra cosa, ecco… non ci sono tutte queste interessantissime informazioni su software e rivenditori…. è l’anagrafe, ci vai un paio di volte in vita, poi basta.

The Curious Case of W Type

6 Apr

"Prendo a prestito 1 e 2, grazie."

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