Archivio | aprile, 2013

Il sito della biblioteca fa schifo

23 Apr

C’è un post che mi assilla da ormai un anno, che però non penso riuscirò mai a scrivere, sono troppo pigro e distratto. Credo mi abbia portato a una profonda disaffezione verso il mio lavoro e le biblioteche 😦

Allora facciamo che invece di raccontarvi come è iniziata, vi racconto l’ultimo episodio. Partendo da una domanda: ma voi, bibliotecari, sapete quanti visitatori ha il vostro sito?

Secondo me pochissimi, anche considerando solamente quelli potenziali.

Quando si diceva che gli OPAC fanno schifo, forse non si è parlato abbastanza dei siti delle biblioteche 😛 Anche se trovo molto importante che le biblioteche si siano sempre fatte promotrici di usabilità e accessibilità, spesso mi ritrovo di fronte ad una totale mancanza di sensibilità nei confronti di chi naviga e atterra sul sito della biblioteca.

Nel mio piccolo ho sempre pensato che la disattenzione nei confronti della propria presenza sul web derivasse dal ritrovare il proprio spazio affogato all’interno di un sito più grosso, magari un monolite della P.A. fatto di pagine immodificabili …chissà… sta di fatto che alla P.A., di quanti visitatori hanno i suoi siti, non gliene può fregare di meno. Dopotutto la qualità dei servizi non si misura da quanti visitatori abbiamo sul web, giusto?

Il punto non è che dovete diventare esperti di SEO, nè tantomeno dovete costruire voi i siti (anzi, evitate se non siete convinti di quello che fate). Però, dannazione, se decidete di avere uno spazio sul web dovreste essere in grado di: organizzarlo in maniera intelligente, interloquire con chi lo costruisce, pretendere che non vengano usati font come il Comic Sans, assicurarvi che i colori siano dignitosi, garantire il giusto equilibrio negli spazi, capire se sarete trovabili. Insomma preoccuparvi che gli utenti si sentano in uno spazio accogliente e non in una catapecchia abbandonata messa in piedi dopo un appalto farlocco.

Questo perchè purtroppo qualsiasi sito (o app) realizzato per le P.A. esce dalle comuni logiche che determinano il successo di un progetto web. Per i siti che non propongono servizi a pagamento, il successo deriva dal traffico che sono in grado di generare (o dal grado di retention). Da quanto ho capito, nel caso dei siti della P.A. l’importante è che il progetto corrisponda al prototipo definito. Tanto poi gli utenti sul sito devono andarci per forza se vogliono le informazioni, non è rilevante se il sito è fatto bene, basta che sia fatto.

Ecco, siccome magari non ve lo dicono abbastanza, volevo solo ricordarvi che il vostro sito fa schifo.

Un paio di note, dopo averci dormito sopra, che altrimenti mi sembra un discorso troppo sterile

A) Perché dovrebbe interessarvi di avere un sito fatto bene?

Mi vengono in mente almeno due motivi:

1) un bel sito, strutturato in maniera adeguata, è probabilmente la prima immagine di voi che date al mondo esterno. Fate una cosa bella e chi lo visita penserà che anche la biblioteca è curata allo stesso modo. Il sito fa parte della vostra identità tanto quanto la faccia del bibliotecario.

2) un sito fatto bene viene indicizzato meglio. Partendo dal presupposto che i servizi della biblioteca non sono adeguatamente conosciuti, essere trovati via web è una pubblicità permanente a costo zero. La quantità di persone che parteciperanno al vostro prossimo evento non sarà più determinata solo dalla quantità di manifesti e volantini sparsi per il comune, ma anche da quanto e come l’informazione risulterà visibile online.

B) Come intervenire per migliorare la situazione?

1) cercate di avere accesso a strumenti come Google Analytics o Google Webmaster Tools. Insomma a strumenti che vi permettano di avere dei dati quantitativi su come viene raggiunto il vostro sito, da dove, con che parole chiave, quanto tempo vi si fermano i visitatori e dove. Questo vi fornirà i dati necessari a capire se è il caso di cambiare qualcosa e come.

2) chiedete il parere ai vostri utenti, aggiungendo la presenza sul web tra i criteri che usate per misurare la qualità del vostro servizio. Non credo qualcuno vi dirà, come me, che il vostro sito fa schifo. Però potrebbero saltare fuori suggerimenti utili come: “è scritto troppo in piccolo”, “non riesco bene a trovare le cose”, ecc. ecc.

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Breve gita oltremanica

11 Apr

Circa un mese fa sono andato a Londra all’LMS Supplier Showcase 2013 organizzato dal CILIP. Ci sono andato con Dario a presentare il gestionale di Comperio (ClavisNG).

L’evento

L’evento dura una giornata (dalle 9.00 alle 16.00) durante la quale i partecipanti girano per le sale del CILIP e hanno la possibilità di parlare con i produttori di gestionali. La pagina dell’edizione 2012 sottolinea “In a time of severe cuts within all sectors, now is the time to look at how organisations can work smarter. Visit the CILIP LMS Suppliers Showcase and talk to the experts on how you can get the most out of your library management system.“.
La partecipazione era gratuita, c’era un ricchissimo buffet e si poteva vincere un Kindle Fire.

Alcuni giorni prima dell’evento, in quanto espositori, abbiamo ricevuto un elenco dei partecipanti (nome, cognome, titolo, ente) e le mail di quanti avevano dato il consenso a ricevere materiale informativo.

I partecipanti

I partecipanti iscritti sono stati 189. Ad ognuno veniva fornito un elenco con la descrizione degli espositori presenti. Mi ha profondamente colpito la varietà di “titoli” presenti: dal bibliotecario al consulente, dallo studente di biblioteconomia al responsabile IT.

L’approccio prevalente era andare da quei pochi rivenditori pre-selezionati e analizzare assieme una “lista della spesa” che era stata preparata a casa (es. “il vostro software supporta Microsoft SQL Server?”). Una minoranza, credo per lo più studenti e consulenti, ha girato quasi tutti gli stand per curiosare le novità su cui stanno puntando le aziende.

Le aziende

Ogni stand aveva un piedistallo con grande manifesto pubblicitario dell’azienda/servizio, qualcuno usava dei mini-proiettori da tavolo, qualcuno offriva gadget e brochure, alcuni stand avevano 3-4 persone impiegate. Ad eccezione di Bowker e Nielsen, che si occupano specificatamente di fornire record bibliografici e arricchirli, tutti gli espositori presentavano il loro gestionale. Noi eravamo accanto a PTFS, che mostrava Koha 🙂

Devo ammettere che non ho girato molto (shame on me) quindi non so dirvi su cosa stanno lavorando le aziende. Ho visto qualcuno molto orientato al mercato mobile (es. SirsiDynix), mentre qualcun’altro mi ha dato l’idea di presentare grosso modo lo stesso prodotto di sempre.

Noi

Colto da improvviso senso di inferiorità/sconforto per esserci presentati un po’ troppo impreparati, ho fatto questo disegnino e l’ho messo sul tavolo.

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Nonostante la maggior parte delle persone sapesse già a quali stand andare, e nonostante nessuno abbia voluto farsi fare un ritratto….qualche fortunato si è fermato a parlare con noi.

In questo modo sono riuscito a sfatare alcuni miei pregiudizi personali sulle biblioteche inglesi, scoprendo che anche lì ci sono realtà travagliate, magari costrette ancora a usare l’emulatore di terminale per gestire i prestiti, oppure ostinatamente isolate le une dalle altre, in grosso deficit cooperativo. Confermo però che, mediamente, non si cataloga 🙂

Considerando che, secondo me, i punti di forza di Clavis sono il modello di gestione dell’interprestito e la gestione della catalogazione, non so quanto margine di diffusione avrà il prodotto. Intanto stiamo traducendo il programma (che se sviluppate un software cercate di pensarci subito).

Sinceramente non so se definire consolante o tragico il fatto che la licenza open source resti una scelta di nicchia per i produttori.  In ogni caso, spero con tutto il cuore che in futuro installare e aggiornare Clavis possa diventare facile e accessibile anche al resto del mondo.

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