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LIS italian blogs feed party with twitter spice

9 Ago

Dopo il decesso di Google Reader, non avevo più preso in mano il mio comodissimo feed rss con tutti i blog/siti italiani legati al mondo delle biblioteche.

Stasera, siccome avrei dovuto fare una valigia, ho pensato di prendere in mano il mitologico Yahoo Pipes (altro che quelle cose da hipster tipo IFTTT) e aggregare feed.

Oltre al widget qui a destra, trovate l’elenco dei siti e il feed direttamente su Yahoo Pipes.

Il desiderio di aggiornare il feed deriva anche dal fatto che volevo segnalare una promettente new entry di questa briosa blogosfera: http://inmediaref.wordpress.com/ che sul suo blog parla di biblioteche, social media, graphic design (applausi!)

Chi manca dal feed, ma devo assolutamente segnalare, è il fantasmagorico corso 23 cose da fare in biblioteca https://23cose.wikispaces.com/ attivo già da diversi mesi (ma qui chi è che mi dice le cose!?!?!) Purtroppo è un po’ un casino avere il feed del wikispace… Ah, trovate il feed dei blog che hanno partecipato alla pagina http://www.netvibes.com/23cose#Blog_23_cose

Comunque potete seguire 23cose su twitter. A proposito. Mi pare che nell’ultimo anno la presenza bibliotecaria su twitter sia abbastanza aumentata…. Ecco, allora replico la lista anche lì, che mi pare ci siano anche altre persone: https://twitter.com/gbonanome/lis-italian-twitter

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Video

Semantic web (eng)

23 Gen

Da questo bell’articolo sul tag <section> in HTML5

Bret Victor – Inventing on Principle

22 Feb

Stasera volevo scrivere un post di altro genere, ma sono incappato in un bellissimo video che devo assolutamente condividere.

Tra l’altro mentre lo guardavo mi sono tornate in mente alcune cose che sto leggendo su La caffettiera del masochista, così da permettermi di chiarire: lo scorso post non stavo facendo dell’ironia 😛
Norman fa una profonda analisi di cosa voglia dire “progettare” descrivendo il complesso rapporto con gli oggetti che ci circondano, mettendo a nudo molte dinamiche “invisibili” legate al funzionamento della nostra mente o alle responsabilità dei progettisti. E’ un libro del 1988 ma ricchissimo di spunti ancora attuali.

Oggi, ripassando i miei feed, ho trovato un video da un recente talk di Bret Victor.
Avete cliccato sul link? Visto che sito simpatico?
Quest’uomo ha fatto un sacco di cose interessanti, ero incappato sul suo sito per la prima volta leggendo l’articolo A Brief Rant On The Future Of Interaction Design. Poi ora, guardando tra la lista di “cose preferite“, scopro in cima ai libri di design Tufte, McCloud e proprio Norman!

In alcuni momenti mi ha ricordato Randy Pausch (video sub ita), quindi penso che, nonostante il contesto di riferimento possa sembrare estremamente settoriale, valga la pena guardare per intero il video. Parla di principi, motivazioni e scoperta della propria identità.

Incolpare cause sbagliate

15 Feb

“«Guarda un po’ qui!», esclamò il mio collega. «Il mio terminale si è rotto. È stata la biblioteca! Tutte le volte che mi collego col catalogo della biblioteca succede un guaio. Ora non posso più usare il terminale nemmeno per leggere la corrispondenza in arrivo sulla rete telematica».

«Non ha senso», risposi. «Vedi che non puoi nemmeno accendere il terminale. Come è possibile che un programma abbia prodotto un danno del genere?».

«Quello che so», disse, «è che tutto funzionava finché non ho cercato di consultare una voce nel catalogo della biblioteca usando il nuovo programma apposito, e poi il mio terminale ha smesso di funzionare. Mi capitano sempre dei guai con quel programma. Troppe coincidenze perché possa essere qualcos’altro».

Ebbene era una coincidenza. Venne fuori che l’alimentatore del terminale si era bruciato, il che non aveva niente a che fare con la biblioteca. Ma le coincidenze bastano a mettere in moto gli ingranaggi della ricerca di cause ed effetti.”

Norman, Donald A., La caffettiera del masochista : psicopatologia degli oggetti quotidiani. Firenze Giunti, 2009

Caffettiera per masochisti

Caffettiera per masochisti - dal Catalogue d'objets introuvables di Jacques Carelman

Promesse da marinaio e ritorno al porto.

25 Gen

Ah ah! Che ridere! Va bene non scrivere niente per 2 mesi, ma rileggere “scriverò più spesso” nell’ultimo post sul blog è francamente troppo. Niente post frequenti, niente aggiornamento di fine anno e buoni propositi per l’anno venturo. E il tempo passa. Sob!

Che dire, avrei voluto uscirmene con qualcosa sul bel corso a cui ho partecipato per l’AIB, magari con tanto di documenti, approfondimenti, impressioni. Ma le cose sono precipitate e non ho ancora sistemato gli appunti.

Nel 2011, a partire da giugno circa, a Comperio abbiamo iniziato a lavorare per l’ingresso di nuovi sistemi bibliotecari:

Durante l’estate è arrivato il certificato di conformità all’Indice SBN di livello 4, quindi abbiamo iniziato a lavorare per integrare ClavisNG al nostro applicativo per il dialogo con l’Indice.
Durante lo stesso periodo è  arrivato Nicolò, un nuovo programmatore che si è messo al lavoro su DiscoveryNG3.
In autunno abbiamo anche cercato di migliorare la nostra organizzazione, adottando ActiveCollab, un software per il project management.

Non posso negare che intorno a dicembre qualcosa dentro di me ha iniziato a scricchiolare. Vista la situazione ho deciso di accantonare qualsiasi attività LIS-related-extra-lavorativa (es. questo blog, letture edificanti, ecc.) per dedicarmi a superare entro la fine dell’anno la quota di pagine lette nel 2010 (5540 secondo Anobii).

Non ce l’ho fatta per 275 pagine ma, in piena trance agonistica, entro il mese di gennaio raggiungerò già 1/5 del mio record personale annuo 😉

Imparo imparo imparo

L’ultima cosa che volevo dire (per chi non legge twitter) è che dovete imparare almeno un linguaggio di programmazione per sopravvivere.

No, non sto scherzando.

Certo, potete sempre sperare in lui o in lui, ma se volete uscire dal matrix, meglio dedicare un paio d’ore la settimana al dialogo costruttivo con il vostro computer.

Quest’anno lo potete fare seguendo Code Year, un programma gratuito online promosso da Codacademy. Ogni settimana riceverete via mail il link ad un corso online di javascript, tutto è organizzato tramite semplici esercizi alla portata di tutti e più si avanza più badge si vincono. Al momento vi sto battendo tutti, già lo so. Se così non fosse, rendete il vostro profilo pubblico e ditemi che sto sbagliando.

Non vi piace javascript? Volete provare Ruby on Rails perchè vi sentite dei fini esteti? Ok, su codeschool.com c’è un corso gratis introduttivo. Anche questo molto divertente.

Nemmeno Ruby on rails? Non vi va di eseguire del codice? Volete solo capire perchè non conviene più usare l’attributo “bgcolor” che tanto usavate nelle pagine HTML che scrivevate con notePad negli anni ’90? Dive into HTML 5 è il libro che fa per voi.

Ah, beh, infine, anche se non ho trovato molto (giusto qualcosa su Python), segnalo anche Khan Academy.

 

 

Any organization that designs a system will inevitably produce a design whose structure is a copy of the organization’s communication structure.

29 Nov

Thing 17: The Medium is the Message – Prezi and Slideshare

Il tempo è agli sgoccioli, domani scade il termine per il completamento di cpd23. Se c’è una cosa che riesco a fare sempre bene è prendermi all’ultimo minuto.

L’appuntamento con Prezi e Slideshare era uno di quelli che attendevo di più, purtroppo però non riuscirò a creare una presentazione dignitosa in Prezi entro 24 ore. Prezi è un’applicazione online per la costruzione di presentazioni, Slideshare è un network che serve a condividerle.

NOTA:The medium is the message” è una frase di Marshall McLuhan. Sicuramente leggerlo vi farà bene. Così capirete perchè mi innervosisco facilmente di fronte a chi sottovaluta la pervasività dell’informatica, a chi non si rende conto di aver confuso il proprio gestionale con la biblioteconomia, le questioni di SBN con i temi della catalogazione.

Già alle superiori avevo dei sospetti, ad ogni modo all’università ne ho avuto la certezza, soprattutto all’interno dell’ambito inormatico: PowerPoint è un pessimo strumento comunicativo. Lo spiega dettagliatamente Edward Tufte all’interno del suo The Cognitive Style of Powerpoint (30 pagine, le trovate online), dove tra l’altro ho scoperto la meravigliosa legge di Conway:

Any organization that designs a system (defined more broadly here than just information systems) will inevitably produce a design whose structure is a copy of the organization’s communication structure.

applicabile tanto a ClavisNG di Comperio, quanto a PowerPoint di Microsoft. Personalmente ho visto raramente usare PowerPoint veramente bene, nel caso di brevi presentazioni (20′-40′), dove le slide erano puramente decorative o di sostegno a particolari osservazioni. Il problema è quando PowerPoint si sostituisce ad una dispensa, a grafici e tabelle statistiche.

Purtroppo avevo maturato il mio odio per PowerPoint già durante il triennio, quindi non sono riuscito a usarlo. Ho usato invece il mitico HTML Slidy (conosciuto grazie ad una presentazione di Maurizio Messina all’università). HTML standard, potete scrivere le slide con notepad, mitico. Poi le ho comunque convertite e condivise anche con Slideshare, vedi mai che interessano a qualcuno (dubito, pessime slide, a me non piacciono, ogni volta gli elenchi puntati sono lì a fissarmi….).

Insomma, quello che ci tenevo a comunicare in questa lezione è che quello che conta è il CONTENUTO! L’idea di separare presentazione da contenuto sta alla base dello sviluppo per il web. Per questo dalla fine degli anni ’90 è sparita la figura del “webmaster” in favore di web designer, web content manager, information architect, ecc…

Se state leggendo questo blog, magari navigate abbastanza sul web. Provate a fare un piccolo esercizio, quando siete su un sito, provate a valutare ad occhio quanta percentuale di spazio è dedicata al contenuto principale e quanta agli elementi decorativi. Provate poi a capire se gli elementi presentazionali del contenuto hanno una qualche attinenza con quanto viene comunicato. Già questo potrebbe essere uno spunto per valutare la bontà del sito e delle informazioni che contiene.

everytime you make a powerpoint edward tufte kills a kitten

Project management is all a matter of honesty

16 Ago

“Say a project that started out as a small, stopgap utility has turned into a raging behemoth, sucking seemingly unlimited time from your programmers. Or the president of your company announced that your project will be done this week, even though you know that it still has an enormous number of bugs. Or your team delivered the software, only to have users complain that an entire feature is missing. Or every time the team fixes a bug, they seem to uncover a dozen more—including ones that you know were fixed six months ago. […]

Many software organizations have problems delivering quality software that is finished on time and meets the users’ needs. Luckily, most software project problems have surprisingly few root causes, and these causes are well understood. Solutions to these problems have been discovered, explained, and tested in thousands of software organizations around the world. These solutions are generally straightforward and easy to implement. However, they are not always intuitive to people who do not understand project management, and that makes them difficult to introduce. […]

Every single technique, practice, and tool also helps establish an environment of trust, openness, and honesty among the project team, the management of the organization, and the people who will use or benefit from the software. By sharing all of your project information, both your team and your managers can understand your decisions, and they can see exactly why you made them.”

Applied Software Project Management by Andrew Stellman and Jennifer Greene

letture stimolanti e parenti di investigatori famosi

4 Apr

Un libro altamente consigliato ai lettori di questo blog è Library Mashups: Exploring New Ways to Deliver Library Data.

Library mashups

E’ in inglese ma potete trovare alcuni interessanti riferimenti in italiano sul blog di Bonaria Biancu, The geek librarian, che ha scritto il secondo capitolo.

L’aspetto più interessante del libro è che si rivolge soprattutto ai bibliotecari, introducendoli ad un linguaggio un po’ più “informatico” e alle potenzialità degli strumenti che hanno già a disposizione. In questo senso ci sono sia “buone pratiche” utilizzando software open source, che spunti interessanti per combinare diversi dati in modo nuovo ed efficace.

Sono stato molto stimolato dal capitolo sui microformati (magari qualcuno che mi segue su twitter avrà notato un po’ di entusiasmo per banali implementazioni di COinS). Più in generale credo sia entusiasmante vedere quanto si può fare anche in condizioni non ottimali, semplicemente lavorando su feed rss o applicando un minimo di conoscenze di html e css (suggerimento: dopo esservi letti qualche minimo tutorial sul tema, installatevi Firebug e iniziate a “fare le pulci” ai siti che vi piacciono per vedere, almeno in parte, cosa c’è dietro…)

Il tutto mi ha ricordato del Mycroft Project, ovvero di quanto semplice sia implementare la ricerca in un qualsiasi sito nella finestrella di ricerche rapide integrata in Firefox (ma in verità grazie a OpenSearch la cosa funziona anche su altri browser). Personalmente ne faccio ampio uso e, se così fosse anche per voi, magari vi viene voglia di creare un plugin per il vostro OPAC. Ad esempio come è stato fatto dal buon Bilal per SBN.

Ma lo sapevate che Mycroft era il nome del fratello di Sherlock Holmes? 🙂

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