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Project management is all a matter of honesty

16 Ago

“Say a project that started out as a small, stopgap utility has turned into a raging behemoth, sucking seemingly unlimited time from your programmers. Or the president of your company announced that your project will be done this week, even though you know that it still has an enormous number of bugs. Or your team delivered the software, only to have users complain that an entire feature is missing. Or every time the team fixes a bug, they seem to uncover a dozen more—including ones that you know were fixed six months ago. […]

Many software organizations have problems delivering quality software that is finished on time and meets the users’ needs. Luckily, most software project problems have surprisingly few root causes, and these causes are well understood. Solutions to these problems have been discovered, explained, and tested in thousands of software organizations around the world. These solutions are generally straightforward and easy to implement. However, they are not always intuitive to people who do not understand project management, and that makes them difficult to introduce. […]

Every single technique, practice, and tool also helps establish an environment of trust, openness, and honesty among the project team, the management of the organization, and the people who will use or benefit from the software. By sharing all of your project information, both your team and your managers can understand your decisions, and they can see exactly why you made them.”

Applied Software Project Management by Andrew Stellman and Jennifer Greene

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Falsi amici

2 Mag

I falsi amici sono quei termini di un’altra lingua che, per motivi morfologici o fonetici, assomigliano molto a termini della nostra lingua.

Oggi ho deciso che, oltre alla linguistica, il termine può tranquillamente riferirsi anche alle segnalazioni di problemi che riceviamo come servizio di assistenza. Poichè le segnalazioni arrivano nella forma più libera, attraverso skype, telefono o mail, ogni reporter ha il suo particolare modo di segnalare, che dipende dal suo grado di competenza informatica, dall’esperienza nell’uso del software oppure da come si è svegliato quel mattino.

Il falso amico è una segnalazione che sembra a tutti gli effetti descrivere un problema reale del software ma:

  • fa riferimento a un altro software, per cui magari non forniamo assistenza (il sistema operativo, programmi di videoscrittura, ecc.);
  • fa riferimento a problemi di connessione. Non tutti i clienti colgono la dimensione server-side dei prodotti che usano sul loro pc, per cui un problema di lentezza è un problema del software e non della rete;
  • rientra nella categoria “Clash of Civilizations“, per cui l’utente del software si aspetterebbe di poter compiere una certa azione in un certo modo, e non essendo possibile chiama la cosa “problema”. In questo genere rientrano anche tutte le segnalazioni circa richieste di miglioramento al software, semplicemente perchè l’utente non è consapevole che la richiesta è già stata implementata (questo evidenzia comunque un problema di comunicazione da parte del produttore del software);
  • si risolve da sè dopo la segnalazione. Spesso quelle che sembrano arcane congiunzioni astrali, si chiamano semplicemente cache e cookie. Resterà un mistero come mai si è verificato il problema, ma il fatto che contattando l’assistenza si sia risolto, ammanterà quest’ultima di poteri taumaturgici che spingeranno il cliente a chiamarla sempre più spesso.

If door does not open, do not enter

26 Apr

Ogni tanto mi capita di pensare alla quantità di volte che sento pronunciare il termine “open“. E proprio perchè non ho niente di meglio da fare, ma ci tengo a dare segni di vita, riepilogo di seguito quando:

Ora, dopo esservi fatti questa scorpacciata di definizioni e loro storia su Wikipedia, ci tenevo a spiegare che il termine OPEN da solo vuol dire semplicemente “aperto”, come il termine DOOR vuol dire semplicemente “porta”. La vera differenza la fa il contesto in cui è usato. E non solo, nei contesti elencati qui in alto assume uno specifico valore. Per quanto possa sembrare ridondante dover dare una spiegazione di open definition, ci tenevo a evidenziare che questa non si esaurisce nella definizione stessa. E capire il contesto è quanto mai importante, considerando che tutti questi termini travalicano spesso diversi campi di attività e altrettanto capita siano usati a sproposito.

L’esempio più concreto che mi viene in mente riguarda i software open source. Affermare che ho sviluppato un software utilizzandone altri di open source, non rende il mio altrettanto open. Così come, senza voler essere troppo estremista, volendo essere estremista, personalmente non ritengo che un software sia open source per il semplice fatto che è stato rilasciato con una licenza di tipo open source. Anche se nelle licenze di questo tipo non ci sono riferimenti a un ruolo attivo del licenziatario, sono fermamente convinto che la vera differenza con la “moda open”, sia l’atteggiamento assunto nella fase di sviluppo e di distribuzione. Insomma, ben vengano i migliaia di progetti caricati su sourceforge o github, ma per come la vedo c’è ancora troppa differenza tra porgetti realmente accessibili e progetti open di nome ma non di fatto. [aggiornato 27/04/11]

Quindi ora, per la gioia di tutti gli utenti di ClavisNG, stiamo facendo il manuale utilizzando DokuWiki, un motore wiki, che spero possa contribuire a migliorarne la documentazione e a incentivare la partecipazione (altre due parole chiave legate e diversi concetti “open”). Spero anche che riusciremo a rilasciare il manuale con licenza CC BY-SA 3.0.

Detto questo, mi piacerebbe sapere se qualcuno conosce: altre declinazioni del termine “open” (ad esempio guardate Microsoft come lo usa), altri manuali di sw per biblioteche distribuiti su piattaforme wiki (ogni tanto mi assalgono dei dubbi sulla scelta di dokuwiki…).

“È tardi, è tardi!” o del trailer di DNG3 a SOFTxBIB

2 Mar

Caspita! Domani c’è “SOFTxBIB“!!!

Ogni anno, l’Associazione Italiana per la Documentazione Avanzata (AIDA), organizza al Convegno delle Stelline a Milano, un appuntamento dedicato alla presentazione delle più recenti applicazioni informatiche in Italia per il settore della documentazione e delle biblioteche.

Partecipa anche Dario che presenterà il prototipo di DiscoveryNG3. Spero avrò modo di approfondire in futuro, intanto vi dico che si tratta della nuova versione della discovery interface di Comperio, che stiamo sviluppando come modulo per Silverstripe, un CMS open source molto carino.

La versione attuale (potete dare un’occhiata ai siti di SBPVRbiblioinreteCSBNOecc.), implementa già un sistema di community che permette agli utenti di commentare, votare e taggare titoli, così come gestire una specie di blog personale. Così come l’OPAC si basa già su Solr e facets.

Oltre a tutte queste cose, ri-organizzate e migliorate, quello che mi piace sottolineare è la possibilità di utilizzare un CMS, che dovrebbe facilitare la vita ai bibliotecari in termini di comunicazione online e organizzazione dei contenuti.

La prima versione la vedrete, spero a brevissimo, dal sito dell’Ambrosiana. Implementerà solo la parte delle ricerche a catalogo (mi spiace per i fan dell’ambrosiana che volevano la community :P) ma è già basata su Silverstripe.

Vabbè, non mi dilungo troppo, che è tardi e sennò sembra solo pubblicità (in realtà è tutto entusiasmo!!!).

è tardi è tardi

P.S. ahimè quel giorno in cui paragonai SOFTxBIB a un incontro Code4Lib. E’ l’unico appuntamento utile per i code4libers italiani, ma, diamine!, 30 minuti a presentazione, 3 ore di tempo, nessuno spazio per le domande. Sigh.

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